
Il commercio della seta, negli anni settanta del diciannovesimo secolo, era fatto di viaggi e di crisi improvvise dovute a carichi di uova malate. Come niente, un uomo che vendeva quelle uova poteva diventare principe o plebeo. E tutto era basato su quelle minuscole centinaia di migliaia di uova. Una di queste crisi porterà un francese a viaggiare, attraverso l'Europa intera, per mare e per terra, un itinerario che si compiva solo dopo mesi, per arrivare alla tanto sconosciuta quanto ambita meta: il Giappone. E così, l'uomo in questione riesce a farsi rapire da questa terra, da quel nulla che è la sua preziosa perla. Da quel nulla che sono gli sguardi. Da quel nulla che è il tocco, il silenzio, l'inchiostro. Da quel niente che è la seta.
Un libro, questo di Baricco, che racconta questa storia, inoltrandosi tra le pieghe di quella seta che cuce assieme i pezzi della vita del protagonista. E che scivola su di noi, coprendoci di una bolla silenziosa e leggera di niente, che però ci spinge a continuare nella lettura di un racconto scorrevole e poetico le cui ripetizioni, sempre un po' diverse e mai troppo uguali, ci fanno ragionare sui dettagli, tralasciando un insieme che altrimenti potrebbe sembrare monotono.
Questo è il libro. Seta.
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